| Una piccola chiacchierata con il Dott. Maurizio Fasano, imprenditore "protagonista" della campagna “La mia impresa non è un gioco”, e da tempo partner di Public Image.
Ciò a testimonianza che costruire un’unione duratura con i propri clienti è la chiave per poter migliorare, progressivamente, insieme.
D. Dott. Fasano, cosa significa per Lei “amare la sua impresa”?
R. Amare la propria impresa vuol dire dedicarsi con determinazione e passione alla sua costante crescita e sviluppo, non solo in termini numerici, ma di immagine e consolidamento sul territorio.
D. Come è iniziata la collaborazione con Public Image? Quali erano le sue attese nel momento in cui si è rivolto a Public?
R. Il rapporto con Public Image si è instaurato nel corso dell’anno 2006 ed è nato dall’esigenza di ampliare l’area territoriale di operatività attraverso la creazione di un’immagine di serietà e di fiducia.
D. Come giudica la partnership con Public Image, a conclusione del lavoro fatto per la campagna di comunicazione della sua attività?
R. Si è creato un rapporto di collaborazione positivo e di successo determinato dalla forte immedesimazione dei collaboratori della Public Image negli obiettivi della nostra comunicazione istituzionale.
D. Un’ ultima domanda.
E’ ormai da molto tempo che si sente tanto parlare di crisi economica, crisi che viene spesso additata come fonte di tutti gli attuali problemi delle imprese del Centro-Sud; secondo lei è davvero così implacabile questa crisi? E Lei come la sta fronteggiando? Diamo anche qualche suggerimento ai colleghi imprenditori.
R. La crisi economica che sta ormai mordendo i nostri territori ha una portata di natura planetaria e non è riconducibile a fenomeni esclusivamente locali. Purtroppo il forte sbilanciamento verso un’economia a prevalente presenza della pubblica amministrazione, spesso sovradimensionata e indubitabilmente caratterizzata da una inefficienza patologica nelle nostre regioni, ha contribuito ad acuire le sofferenze delle nostre imprese.
A mio modesto avviso, l’economia delle regioni meridionali dovrà necessariamente essere ricondotta a valori “reali” di sostenibilità e le imprese potranno recuperare competitività solo quando riusciranno ad affrancarsi dall’idea di un’economia assistenzialistica. |